Il linguaggio verbale è importante nella comunicazione?

Il linguaggio verbale è importante nella comunicazione?

In tutti i corsi di comunicazione che ho frequentato, l’accento è stato sempre posto sul non verbale e il paraverbale. Ho notato che si parla poco del linguaggio verbale che, a mio avviso, è anch’essa una parte fondamentale. Come tale, è importante saperlo gestire.

Le mie esperienze in ambito di comunicazione iniziavano tutti con un unico fil rouge: Qual è la parte più importante della comunicazione?

Nella mia vita ho visto miliardi di volte quel grafico a torta dove il 20% della comunicazione è fatta dalla parte verbale, dal 30% di non verbale e dal 50% di paraverbale (Dove mi hanno fatto notare che le percentuali variano a seconda degli interessi, grazie Leonardo). Tutti i corsi di comunicazione che ho seguito, mi hanno spinto a pensare che posso tralasciare le mie parole e far leva solo sull’uso di una voce delicata, soave, avere degli atteggiamenti accoglienti verso i miei interlocutori. Così che io possa dire qualsiasi cosa voglio e, chi mi ascolta, mi seguirà senza batter ciglio. Addirittura c’è chi dice che si possono dire anche le peggiori scurrilità del mondo, così che il linguaggio corporeo e il paraverbale accolgano la persona in modo da non fargli sentire l’ostilità delle parole.

Prima di proseguire definiamo cosa vuol dire “Paraverbale”

Il significato di “paraverbale” è riconducibile alla modalità di consegna del proprio messaggio, attraverso lo strumento più versatile e ricco che tutti abbiamo a disposizione: la voce.

La comunicazione paraverbale è l’insieme di quegli elementi che formano il modo in cui qualcosa viene detto:

  • tono
  • volume
  • tempo
  • timbro della voce.

Perchè si differisce dal non verbale?

Il “Non Verbale” è tutto ciò che riguarda la corporeità. Postura, gestualità, sguardo, espressioni del volto, prossemica (distanza). È la componente più soggettiva, è specifica di ogni persona, è ciò che maggiormente ci caratterizza.

Ma ci pensate, ad una voce come Ferruccio Amendola, uno charme alla Richard Gere e che usa un linguaggio degno dei film di Alvaro Vitali. Che effetto può creare nella vostra mente? Immagino che state pensando a quanto possa essere poco credibile una persona del genere.

Definiamo anche cosa vuol dire linguaggio.

Per molte persone, linguaggio è lo stile comunicativo, il metodo di trasmissione di un concetto. Niente di più errato. Il linguaggio viene definito mediante questi concetti:

1. Facoltà dell’uomo di comunicare ed esprimersi per mezzo di suoni articolati, organizzati in parole atte a individuare immagini e a distinguere rapporti secondo convenzioni implicite.

2. Modo di esprimersi estremamente caratterizzato, riferibile all’uso particolare della comunicazione linguistica da parte di un autore o di categorie o gruppi di individui.

Oxford Languages

Se ci fermiamo sulla prima definizione, che possiamo chiarire in questo modo:

Il linguaggio è un codice, un sistema di segni che mira a trasmettere un’informazione tra un mittente (che lo genera) ad un ricevente (che lo percepisce). Il codice proprio della specie umana è detto lingua o, più specificatamente, linguaggio verbale umano.

Nella mia sezione “Ti Consiglio” ho un bel libro sul tema dal titolo “Le Lingue e il Linguaggio”.

Usare bene le parole

Usare bene le parole, a mio parere, è uno dei fondamentali nella comunicazione, su tutti i piani. Sia in forma scritta (basti pensare anche al fatto che più la società si sta evolvendo verso un mondo digitale e social e più stiamo abbracciando un mondo fatto di scritture, messaggi e parole), sia per quelli orali, con cui ci interfacciamo con gli altri, gli amici, i parenti, i colleghi al lavoro.

Pensateci un attimo: una persona, se parla bene, la ricorderemo sicuramente.

Cosa fare per avere un buon linguaggio verbale:

Parole positive

Le parole positive sono quelle parole che creano immagini gradevoli a quelli che ascoltano. Ad esempio, “Armonia”, “Gioia”, “Allegria”, “Divertimento” ci danno sempre una bella sensazione, mentre usare termini come “Disgusto”, “Disprezzo”, “Odio” non mette a proprio agio il proprio interlocutore. Provate a sperimentare diversi tipi di discorsi e vedrete che differenza c’è nell’usare bene queste due categorie di termini.

D’altronde, i giapponesi ci hanno insegnato a non dire mai no e ad usare termini positivi per rifiutare qualcosa.

Parole eleganti che evocano sensazioni

Ci sono alcuni tipi di parole che hanno la capacità di creare delle sensazioni speciali all’interno del nostro corpo, sono quelle parole che vengono definite musicali, quelle che danno l’impressione di star cantando quando le si pronuncia. Saper usare quelle parole da un’eleganza incredibile. Qui entrano in gioco le figure retoriche che abbiamo studiato alle superiori come l’allitterazione (Ripetizione di suoni simili o acusticamente uguali: “Tanto gentile e tanto onesta pare…”), l’anafora (Ripetizione parziale della frase: “Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore…”) e onomatopee (Parole che indicano suoni: “Tic Tac”)

Parole semplici e comuni

Quando ci interfacciamo con un’altra persona, spesso tendiamo a sincronizzarci e a parlare lo stesso linguaggio. Ovviamente, il tutto va bene quando i termini sono comprensibili a tutti, ma va meno bene quando non tutti hanno la facoltà di comprendere. La migliore soluzione è sempre mantenere un linguaggio semplice e comune. Evitando, oltre ai tecnicismi, anche gli arcaismi, termini desueti, insomma tutto ciò che solitamente non si usa quando si parla in famiglia o con gli amici.

Coltivare il vocabolario

Saper usare le parole significa anche conoscerle. Solo se le conosci le puoi usare, quindi non dobbiamo mai dimenticare di coltivare il nostro vocabolario. Come farlo? La pratica migliore è leggere.

Non vi dico di divorare cinquanta libri all’anno, ma vanno bene anche le riviste, i giornali, articoli interessanti. Importante che, per leggere, non dobbiamo limitarci ai post su Facebook della nostra cerchia. Consiglio di evitare Instagram in quanto la comunicazione scritta è pressoché ridotta. Possiamo migliorare il nostro vocabolario anche leggendo i post sui social, ma quelli scritti bene, ad arte e con abilità. Non sottovalutiamo anche i programmi televisivi, tra i più semplici come i quiz a premi (L’Eredità, Caduta Libera, Chi Vuol Essere Milionario).

No turpiloquio

Forse la prima cosa da fare è proprio questa, eliminare parole sconvenienti per tutti. Prima di tutto le bestemmie, che al di la del discorso teologico-etico-filosofico, spesso sono percepite come sinonimo di poco sviluppo sociale e mentale. Per secondo, eliminare tutti gli intercalari, più o meno regionali che alludono a parti corporee o sessuali.

Sincronizzazione ottimale mente e bocca

Ultimo, ma non per ultimo, questo fattore è il più importante di tutti. Imparare a gestire una conversazione significa anche questo: pensare bene, riflettere su cosa rispondere, saper ascoltare, sapere quando intervenire, rispettare il proprio interlocutore (o pubblico).

Ne ho parlato anche in un’altro articolo che puoi trovare qui