Silenzio: Il vero potere in un dialogo

Silenzio: Il vero potere in un dialogo

Quante persone sottovalutano il silenzio? Per molte persone è una “Mancanza di comunicazione”, invece può rivelarsi la migliore arma per poter sviluppare le nostre conversazioni.

Per spiegare chiaramente cosa intendo “Sviluppare le conversazioni con il silenzio”, vi racconto un aneddoto importante della mia vita.

Ero un giovane neolaureato e mi stavo lanciando nel mondo del lavoro, facendo colloqui presso diverse aziende sul territorio in cui ero cresciuto. Ne avrò fatti a decine in un mese, di tutti i tipi e in tutti i modi possibili. Ne ho fatti alcuni dove io non parlavo affatto, perché la selezione non era mirata a conoscere le mie capacità ma alla manodopera fisica. In altre, soprattutto nelle aziende più strutturate, ho avuto il piacere di sedermi al tavolo con un vero responsabile delle risorse umane, con il quale ho seguito un iter di selezione fatto ad arte.

All’inizio, come tutti, ero molto nervoso e non sapevo come gestire un colloquio. Avevo letto libri e visto video informativi, ma una cosa è vederli e un’altra è partecipare direttamente. Di certo, non conoscevo tutte le tecniche che utilizzano i selezionatori, ma dopo un po’ di tempo, avevo notato un comportamento comune a tutti:

Le domande erano tutte puntuali, formulate con frasi brevi e chiare.

Io, per rispondere alle loro domande, parlavo a fiume, spiegavo ogni minimo dettaglio, a volte partendo da concetti molto lontani, fino ad arrivare alla risposta specifica.

Dall’altro lato il responsabile non rispondeva subito. Ascoltava con attenzione e si prendeva almeno una decina secondi prima di procedere alla prossima domanda. Guardandomi negli occhi, come se stesse aspettando altro da me.

Di fatto, nella mia inesperienza, quei secondi significavano per me un “Vuole sapere di più” e io continuavo a parlare, senza smettere. Volevo evitare a tutti i costi quell’imabarazzo che si crea quando c’è silenzio tra due interlocutori.

Tra l’altro, con il senno di poi, sembra che questa “Paura” mi è stata infusa fin dai tempi della scuola superiore, quando si è certi che un interrogazione era andata a gonfie vele quando il professore ti chiedeva di smettere.

Il nostro non era un dialogo, ma una domanda semplice contro una prosopopea prolissa.

Non avevo capito che quei 5 secondi erano una tattica.

Il selezionatore aspettava quel tempo per vedere se io fossi convinto e deciso su quello che stavo dicevo. Il suo non rispondere era un metodo per capire quanto fossi sicuro, e io di certo non sono risultato così sicuro in quello che dicevo.

Con gli anni mi sono reso conto che quel silenzio era un test che io avevo fallito.

Confrontandomi con alcuni amici che lavorano nell’ambito mi hanno confermato quanto avevo percepito. Si dice che un selezionatore guardi la postura, il movimento delle mani, la respirazione, il balbettare, il muoversi delle sopracciglia. Ma prima di tutto guarda quanto è sicuro di sé il candidato, facendo attenzione a comportamenti del genere.

Il silenzio ha un super potere comunicativo, spesso è più efficace di un dialogo.

Ce l’ha confermato anche Khaby Lame.

Come imparare a gestire il silenzio?

Su questo aspetto ho ancora molto da approfondire, ma quello che ho scoperto è dato, appunto, dall’esperienza e dal fatto che ho portato avanti alcuni esperimenti. Durante un dialogo con gli amici, ho provato a sfruttare questi momenti di silenzio nella comunicazione. Ho notato come anche loro cadevano nel mio stesso errore nel riempire il vuoto ed eliminare l’imbarazzo con altre parole.

Vi spiego cosa ho fatto per imparare a gestirlo:

  • Frasi semplici e puntuali

Proprio come il selezionatore di cui ho parlato prima, ho provato a dare risposte semplici e puntuali, tralasciando gli incisi e le spiegazioni di quello che intendo dire.

  • Essere convinto della mia risposta

Se so di preciso che quella frase merita quella risposta, non c’è bisogno di aggiungere altro. Come dice il detto: “A buon intenditore, poche parole”

  • Ricordarsi della punteggiatura

La punteggiatura è stata inventata proprio per dare alla scrittura le giuste pause e rendere un discorso più comprensibile. Pensiamo alla frase che vogliamo pronunciare come se fosse scritta: mettiamo le virgole, i punti, i punti e virgola e i due punti.

  • Attendere la risposta competa.

Di certo non aspetto i cinque secondi come il selezionatore , ma attendere due secondi prima di dare una risposta ti fa capire se chi ti sta davanti intende aggiungere altro.

Imparare a gestire il silenzio vi darà un punto in più sul vostro potere comunicativo.

Nel frattempo, annuncio che a breve sarà aperta una nuova rubrica che coinvolgerà ospiti di rilievo nel panorama della comunicazione. Se hai delle idee sui temi da trattare o vuoi presentarti per una collaborazione puoi contattarmi tramite il modulo presente all’interno del sito.